Utilizziamo i cookie per migliorare la tua esperienza e per fini statistici. Condividiamo le informazioni relative al tuo utilizzo del sito con i nostri fidati partner che si occupano di social media, pubblicità e analisi.
Leggi la nostra Privacy Policy Continua senza accettare Accetta e chiudi
logo
  • Chi siamo
  • Servizi
  • La rete
  • Le sedi
  • Media
  • Contatti
  • Accedi
15 apr 2026 Agricultura
Il Made in Italy si celebra il 15 aprile. Ma conosciamo davvero ciò che difendiamo?
Aic Made in Italy 15 aprile

Ogni anno, il 15 aprile, l’Italia celebra la Giornata Nazionale del Made in Italy. La data non è casuale: coincide con l’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, il 15 aprile 1452, scelto come simbolo universale di quella creatività, sapienza e cura del fare che da secoli contraddistingue la produzione italiana nel mondo. La Giornata è stata istituita con la Legge n. 206 del 27 dicembre 2023, entrata in vigore l’11 gennaio 2024 ed è primo quadro normativo organico dedicato alla valorizzazione e tutela del Made in Italy. Il logo ufficiale è l’Uomo Vitruviano che rappresenta l’uomo al centro di ogni progresso scientifico e creativo. L’edizione 2026 è la terza ed è la più partecipata: quasi 800 eventi distribuiti su tutto il territorio nazionale ed all’estero, dal 20 marzo al 10 maggio. Tra questi, anche noi come Associazione Italiana Coltivatori (AIC) ed AICO – Associazione Italiana Consumer – parteciperemo con la mostra “Radici, visioni e tutela: il volto del Made in Italy“, ospitata presso la Direzione Generale AIC – Via Nazionale 230, Roma – dedicata alla valorizzazione del prodotto italiano.

Gli eventi si sviluppano lungo le cinque grandi filiere che storicamente identificano il Made in Italy nel mondo, le cosiddette “5 A“: Agroalimentare, Abbigliamento, Arredo, Automazione, Automotive. Con 150 eventi dedicati, l’agroalimentare guida questa mappa identitaria; difatti i numeri nel settore parlano chiaro. L’Italia è il primo produttore mondiale di vino con 47,3 milioni di ettolitri, davanti a Francia e Spagna. È il primo esportatore europeo di pasta, con oltre il 77% delle esportazioni continentali. È leader mondiale nelle produzioni a indicazione geografica con circa 900 prodotti DOP e IGP, un patrimonio che nel 2024 ha generato 21 miliardi di euro. Tutto ciò va a definire l’export agroalimentare complessivo che nel 2025 ha raggiunto il record storico di 72,4 miliardi di euro, con un bilancio economico che è tornato in attivo dopo anni di deficit.

Eppure, accanto a questi primati, esiste un fenomeno che ne ridimensiona la portata reale: l’Italian Sounding. Si tratta della pratica di associare a prodotti agroalimentari – spesso fabbricati all’estero – nomi, immagini, colori e riferimenti geografici che evocano l’Italia a fini commerciali, senza che quei prodotti abbiano alcun legame con il nostro Paese. Dal “Parmesan” al “Prosecco” australiano, dalle salse al ragù prodotte in Nord America alle imitazioni di pesto e prosciutto sugli scaffali di mezzo mondo: un mercato parallelo che, secondo lo studio dell‘Istituto The European House – Ambrosetti, vale circa 63miliardidieuro a livello globale, superando in valore l’export agroalimentare (cibo). I prodotti più colpiti? Il ragù, con il 61,4% di referenze imitative sugli scaffali esteri (TEHA), seguito dal parmigiano (61%), dal pesto (59,8%) e dal prosecco (58,9%) – un dato che parla direttamente anche al mondo del vino che, proprio in questi giorni, si ritrova a Verona per uno degli appuntamenti più attesi del settore: il Vinitaly, giunto alla sua 58ª edizione.


Su questi temi il Presidente di AIC, Giuseppino Santoianni, è intervenuto con chiarezza già diverse volte. Commentando la crescita delle importazioni di olio d’oliva a basso costo, ha sottolineato come questa dinamica rischi di comprimere i margini degli olivicoltori italiani, già esposti a rincari significativi, richiamando l’urgenza di rafforzare i controlli lungo tutta la filiera. Come ha già evidenziato il Presidente Santoianni: «Il fenomeno dell’Italian Sounding e delle pratiche ingannevoli è sempre pronto a insinuarsi nelle maglie del mercato, depredando valore al vero Made in Italy e minando la fiducia dei consumatori»

Ma c’è un dato che restituisce fiducia. Secondo la stessa ricerca TEHA, in mercati come Cina, Giappone e Canada circa sette consumatori su dieci cercano attivamente prodotti italiani autentici, senza dare priorità al prezzo. In Germania, il 72% dei consumatori dichiara di preferire il vero Made in Italy. La domanda c’è, ed è enorme. Per intercettarla, però, serve anche la consapevolezza di chi acquista ogni giorno. Leggere un’etichetta, riconoscere un marchio DOP o IGP, scegliere con attenzione prima di mettere un prodotto nel carrello: sono gesti semplici che hanno un peso reale. La difesa del Made in Italy agroalimentare non passa soltanto dalle istituzioni o dagli accordi internazionali. Comincia, concretamente, da una scelta quotidiana.

Ultimi articoli
  • Giornata dell'acqua, AIC: necessari interventi urgenti per garantire la sicurezza alimentare
    2 anni fa
  • Riforma del sistema DOP e IGP nell'Unione Europea
    2 anni fa
  • Giornata dei consumatori, AIC: raffrizziamo le politiche di tutela e sensibilizzazione
    2 anni fa
  • Tutte le categorie
  • Avvenire Agricolo
  • Agricultura
  • Comunicati Stampa
  • Dicono di Noi
  • Le Storie
  • Notizie
logo Direzione Nazionale

Via Nazionale 230, 00184 Roma

+39 06 4890 7851
info@aicnazionale.com
About us
  • Chi siamo
  • La rete
  • Privacy Policy
Features
  • Servizi
    New
  • Media
Support
  • Contatti
  • Le sedi

© Associazione Italiana Coltivatori