La notizia della scomparsa del fondatore di Slow Food Carlo Petrini lascia un vuoto profondo nel mondo dell’agroalimentare, della cultura gastronomica e delle identità territoriali. Al tempo stesso, ci ritroviamo un patrimonio di idee e valori che continueranno a orientare il lavoro di agricoltori, produttori, studiosi e cittadini, dichiara Giuseppino Santoianni, presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori.
Con Slow Food ha costruito un movimento internazionale che ha riportato al centro qualità, biodiversità, tradizioni e consapevolezza dei consumatori, anticipando temi oggi decisivi per il futuro del pianeta. Carlin, come tutti amavano chiamarlo, ha insegnato che il cibo è cultura, identità e responsabilità. Ha difeso i piccoli produttori, valorizzato i territori marginali e promosso un modello di sviluppo capace di coniugare economia, sostenibilità e giustizia sociale, diventando un punto di riferimento per l’agricoltura e le comunità locali.
Come Presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori esprimo il cordoglio dell’intera comunità. Gli agricoltori italiani gli devono molto: ha contribuito a portare al centro del dibattito pubblico il valore della terra, della biodiversità e del lavoro agricolo.
La responsabilità che lascia a Slow Food e a chi ha condiviso il suo cammino è grande. Altrettanto grande è il patrimonio che consegna al futuro: una visione che continuerà a indicare una strada possibile per un’agricoltura capace di custodire la biodiversità e rafforzare il legame tra uomo, cibo e territorio prosegue Santoianni.
Chi lo ha conosciuto ricorda la capacità di trasformare ogni incontro in dialogo e condivisione. E oggi, nel salutarlo, viene spontaneo pensare alle note di Cielito Lindo, simbolo della comunità Slow Food e del suo modo di vivere il cibo e le relazioni.
Non tutti lasciano un segno destinato a durare nel tempo. Carlo Petrini lo ha fatto. I semi che ha piantato continueranno a crescere nei campi, nelle comunità rurali e nelle coscienze di chi crede che la terra sia un bene da custodire e condividere, conclude Santoianni.