Trezzo sull’Adda, 2 ottobre 2025 – È il Presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori Nord-Occidentale, Giuseppe Fumagalli, a prendere una posizione netta e senza compromessi contro la recente ipotesi di ridurre ulteriormente il prezzo del latte riconosciuto agli allevatori.
“Non ci stiamo. È un abuso inaccettabile contro gli allevatori italiani – dichiara Fumagalli – che in questi ultimi dieci anni hanno sostenuto investimenti enormi sul fronte del benessere animale, dell’innovazione tecnologica e delle infrastrutture aziendali, migliorando standard qualitativi e di sostenibilità ambientale. Abbassare ora il prezzo del latte significa calpestare il lavoro, i sacrifici e la dignità di migliaia di aziende agricole che rappresentano un presidio fondamentale per l’economia e i territori rurali italiani e che sono all’origine di una filiera che rischia di vedere fallire migliaia di piccoli e piccolissimi imprenditori”.
AIC denuncia inoltre come, in diverse realtà, siano già stati disdettati contratti di conferimento del latte, nonostante la produzione nazionale non copra i fabbisogni interni, sia per la trasformazione dei formaggi D.O.P., simbolo del Made in Italy, sia per la produzione di formaggi da tavola e latte alimentare.
Qualche dato:
Tuttavia, la produzione nazionale è in lieve calo: -1% nel primo quadrimestre 2025 e l’industria di trasformazione è più cauta, segnalando un calo degli ordini e incertezze geopolitiche.
“Chiediamo immediatamente un confronto con il Governo e il Ministero competente – prosegue il presidente dell’AIC Nord-Occidentale profondo conoscitore della questione in quanto del settore – perché questa deriva va fermata sul nascere. Non è accettabile che, in un momento in cui il Paese non raggiunge l’autosufficienza produttiva, si giochi al ribasso sul prezzo del latte, mettendo a rischio la sopravvivenza delle aziende e la qualità del nostro sistema agroalimentare. Siamo pronti a manifestare ad oltranza per difendere gli allevatori italiani”.
L’AIC ribadisce quindi la necessità di aprire al più presto un tavolo di crisi con le istituzioni, le organizzazioni agricole e la filiera lattiero-casearia, per garantire un prezzo equo e sostenibile che tuteli la produzione nazionale, la dignità degli allevatori e il valore del Made in Italy.