Sotto il fico centenario del giardino di famiglia, tra una partita a Monopoli e Ferragosto con i cugini, Maria Carmela Alfano prepara i settembrini: biscotti di pasta frolla ripieni di marmellata di fichi fatta in casa, spolverati di zucchero a velo. La voce di nonna Maria risuona: "burro molto freddo e almeno un'ora di riposo prima del mattarello."
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Euro 2024 in Germania: Maria Carmela Alfano raduna gli amici e porta in tavola gli Spaghetti della Nazionale — melanzane e zucchine a dadini, pomodorini, basilico fresco e un filo d'olio EVO. Verde, bianco e rosso nel piatto, come il tricolore e come la dieta mediterranea patrimonio UNESCO dal 2010. L'Inno di Mameli parte prima che la pasta sia pronta.
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Per Pasquetta in campagna, Maria Carmela Alfano sceglie i filetti di salmone su letto di patate al forno con rosmarino, burro e pepe nero — e l'occasione è ghiotta per scoprire le origini del pesce d'aprile: dallo scherzo di Cleopatra a Marco Antonio, fino ai pescatori presi in giro dai compaesani. Variante sfiziosa: impanatura di pistacchio sopra il salmone.
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Dal ricettario di nonna Maria una postilla preziosissima: l'arancia amara in persiano è naranj ("cibo preferito dagli elefanti"), quella dolce è burtuqal — identica all'arberisht portokall. Maria Carmela Alfano prepara il pan d'arancio con l'arancia intera, buccia compresa, glassa al succo d'arancia e un tocco di cannella. Un dolce arancione come l'energia da regalare ai ragazzi prima della partita.
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I cachi sono i "frutti della luce": catturano il sole estivo e splendono sui rami spogli d'inverno. Maria Carmela Alfano scopre la loro versatilità culinaria e li trasforma in una granola croccante con fiocchi d'avena, frutta secca e cacao amaro — perfetta per la colazione dopo l'allenamento. Variante golosa: fichi secchi, cannella e cioccolato fondente.
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Ogni Mercoledì Santo, a casa di zia Annamaria, si preparano i Nusesin: biscotti di Pasqua arbëresh a forma di bambolina, decorati con gocce di cioccolato e uvetta, con un uovo sodo incastonato sull'addome come simbolo di fecondità e resurrezione. Maria Carmela Alfano racconta la ricetta con lievito madre, olio EVO e la glassa di zucchero finale — e il nome della sua bambolina, Elizabeth, scelto ancora prima di setacciare la farina.
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Le shtridhëla — in italiano "striglie" — sono un'antica pasta fresca arbëreshe lavorata solo a mano, senza mattarello né macchina: il lungo filo d'impasto viene avvolto attorno alle dita e stretto con un movimento rotatorio fino a diventare sottile e piatto. Maria Carmela Alfano ne racconta la storia, il nome (dal verbo albanese "shtrydh", stringere) e la ricetta con farina 0, semola, olio EVO e acqua tiepida.
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La notte del 5 dicembre a Lungro, in provincia di Cosenza, la festa patronale di San Nicola si celebra con la distribuzione dei panini benedetti: un rito secolare arbëresh che Maria Carmela Alfano rievoca attraverso i ricordi di nonna Maria, le quattro mani sull'impasto e il canovaccio sotto cui l'impasto cresce "quasi per magia". Venti panini bianchi, farina 0, lievito di birra e olio d'oliva.
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Sulle note di "Generale" di De Gregori e tra i sentieri del Parco Nazionale del Pollino, Maria Carmela Alfano racconta la ricerca dei Mishëlat — i porcini neri in lingua arbëresh — e il risotto che ne nasce: riso Carnaroli della piana di Sibari, brodo vegetale, vino bianco e una mantecatura con burro e parmigiano. Un piatto che sa di montagna, memoria e radici.
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Ogni luglio, a Belmonte Calabro, la preparazione della conserva di pomodoro — passata o a pezzettoni, con i "giganti" e i "cuore di bue" — diventava una festa di famiglia e di vicinato, la gjitonia. Maria Carmela Alfano racconta questa tradizione tra il ricordo di nonna Maria, il passapomodoro manuale e una citazione di Proust: "l'odore e il sapore delle cose rimangono a lungo depositati, pronti a riemergere."
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